sabato 23 febbraio 2008

Un dialogo politico su Firenze in mezzo al fango dei golosi




















L'apertura e la conclusione del canto sono collegate sul piano tematico. Nella descrizione iniziale, il poeta sottolinea l'invariabilità della pioggia fredda e maleodorante che tormenta i golosi:"
regola e qualità mai non l'è nova."Nel finale, rispondendo a una specifica domanda di Dante, Virgilio precisa l'unica variazione che la punizione dei dannati subirà: al tempo del Giudizio Universale, infatti, quando si sarà realizzata quella ricongiunzione del corpo con l'anima che rende compiuto ogni individuo umano, aumenteranno da un lato la gioia dei beati, dall'altro la sofferenza dei dannati. Per rappresentare il piano dell'eternità su cui si prolunga all'infinito la punizione infernale, il poeta utilizza il tempo verbale presente, che esprime la forza immutabile di una durata senza intervalli (così nelle parole di Virgilio: Più non si desta...), è il cosiddetto praesens aeternitatis. La parte politica del Canto VI, incentrata sulla profezia di Ciacco, contiene allusioni a partiti politici, personaggi ed eventi storici.Ricostruite la successione dei fatti fiorentini nel periodo 1300-1302, collegandoli con la biografia di Dante.

11 commenti:

III E ha detto...

Oggi attira se molti turisti da tutte le parti del mondo, soprattutto per la sua ricchezza artistica, storica e culturale, ma la bella città di Firenze non ha sempre vissuto periodi di splendore e tranquillità.
Nel 1300-02, la Città è divisa, invasa, in lotta; Dante, quale poeta vate, innamorato della sua città, in questi anni raggiunge la massima carica pubblica fiorentina, quella del priorato per un bimestre, nel tentativo di riportare Firenze all’equità e alla giustizia, elementi assenti in quel periodo. Oltre alle divisioni interne della città, dove Guelfi Bianchi e Guelfi Neri sono in continuo conflitto, Firenze si trova di fronte al problema (appoggiato con molta fermezza dai Bianchi) di salvaguardare la propria autonomia durante lo scontro con il papa Bonifacio VIII. Nel 1301, durante l’assenza di Dante dalla Città, recatosi a Roma per sondare le intenzioni del papa, quest’ultimo invade Firenze grazie all’alleanza con le truppe francesi di Carlos di Valois. Il 1302 è l’anno in cui Dante è costretto all’esilio, non potendo tornare in patria dove lo aspettava una prima condanna (una multa e due anni di esilio) e una seconda dovuta al suo rifiuto di presentarsi a seguito del primo provvedimento che lo condanna a morte sul rogo. Dante non tornerà più a Firenze; questa è ormai sottomessa ai Guelfi Neri, sotto il controllo di Bonifacio VIII.
Attraverso il canto VI, incentrato principalmente sulla politica, Dante discute con Ciacco (ponendogli tre quesiti fondamentali), della situazione di crisi abbattutasi sulla Città. Le tre domande, unificate, si pongono alla ricerca delle ragioni e dei motivi che portarono al crollo della giustizia e il subentrare, invece, della violenza culminante in uno scontro sanguinoso. Il conflitto continuerà a lungo e non rimarrà nella città alcun uomo giusto; anche coloro che si dedicarono pienamente alla crescita della vita cittadina, commisero infrazioni morali e perciò vennero collocate tra le anime più nere dell’Inferno. Questa è la situazione esposta dalla profezia di Ciacco, che ci permette di dare uno sguardo a quello che sarà il futuro di Firenze.
Maria Maccherone
Francesca De Giorgio

III E ha detto...

III cerchio: è il cerchio dei golosi, coloro che furono vittime del peccato della gola, e che, piuttosto che pregare Dio, erano occupati a saziare la propria ingordigia. Tra questi troviamo il fiorentino Ciacco, figura di spicco all’interno del canto, che ci viene presentato subito dopo il custode del girone: il mostruoso Cerbero. Ciacco viene ricordato per le sue profezie sulla città di Firenze. Infatti, come si apprenderà in seguito con Farinata degli Uberti, i dannati riescono a prevedere il futuro. Dunque Dante interroga Ciacco circa i fatti futuri della città e in particolar modo sui fatti politici e sociali. Ciacco spiegherà che le due fazioni avverse (Bianchi e Neri) dopo lunghe tensioni, lotteranno tra loro arrecando numerose vittime. Inoltre, la parte Bianca verrà sconfitta grazie all’aiuto di “tal che testè piaggia”, cioè che si destreggia tra le parti. Con questa affermazione Dante si ricollega direttamente ai fatti fiorentini accaduti tra il 1300 e il 1302, mettendo in risalto il disprezzo per la politica di Bonifacio VIII. Dante nel 1300 rivestì la maggiore carica pubblica di Firenze, cioè quella di priore. A causa di quest’inserimento all’interno della politica venne inviato nel 1301 a Roma per un’ambasceria. Durante questo soggiorno Bonifacio VIII ordina al suo alleato, il francese Carlo di Valois, di prendere il potere di Firenze, mettendo fine alle lotte civili. La città verrà sottomessa e i Neri cacciati. Da questo episodio deriverà il successivo esilio di Dante cominciato nel 1302 e che durerà fino alla sua morte.
Leo Lizzio III E

III E ha detto...

Il VI canto comprende l’incontro con Ciacco e la sua profezia. Nell’incontro con Ciacco i due poeti,Dante e Virgilio, procedendo si imbattono nelle ombre, che giacciono per terra, tranne una che, alla vista di Dante si leva a sedere e ferma il poeta invitandolo a riconoscerlo. Alla risposta negativa di Dante, l’anima si rivela per quella del fiorentino Ciacco, che si trova qui per la colpa della gola. Dante pone a Ciacco tre domande: il motivo delle lotte civili, se ci sono cittadini non colpevoli e fino a che punto arriveranno le discordie interne della città. Ciacco profetizza quello che accadrà dopo il 1300: la lotta tra la due fazioni degenererà in un sanguinoso scontro; il prevalere momentaneo della parte Bianca, la caduta di questa a causa di Bonifacio VIII; la vittoria e la lunga oppressione della parte Nera. E proprio dal 1300 al 1302 Dante diviene priore insieme a Dino Compagni, con un atteggiamento severo nei confronti dei capi delle due fazioni (1300), interviene al consiglio dei Cento per opporsi a intese con il papa (1301), partecipa ad un’ambasceria presso Bonifacio VIII per capire le sue reali intenzioni (1301), viene condannato per corruzione: gli vengono inflitti 5000 fiorino di multa e due anni di esilio e non presentandosi gli viene inflitta una seconda condanna, confisca dei beni e il rogo(1302).

Alfio Puglisi III E

III E ha detto...

Nel VI canto Dante si risveglia nel III cerchio: ai suoi occhi si presenta un nuovo spettacolo di sofferenze e tormenti. Una pioggia incessante di acqua sporca, neve e grandine cade sulla terra, tra il fango ci sono i peccatori schiavi del vizio della gola. A custodire il girone c’è un demonio deforme e trifauce: Cerbero, che con le sue grida assorda i dannati. Notando i due sconosciuti ringhia contro di loro, finché Virgilio, con una manciata di terra, riesce a zittirlo. Mentre i due pellegrini attraversavano il cerchi avviene l’incontro con Ciacco, il cui viso e disfatto dalla sofferenza e sporco di fango, per questo Dante non è in grado di riconoscerlo. Questo personaggio fiorentino era pubblicamente noto per il vizio della gola. Il dolore di Dante verso il concittadino è grande, ma è ancora più grande il desiderio di conoscere la sorte di Firenze. Per la prima volta il poeta parla della “sua” Firenze e affronta il problema politico di fondamentale importanza, così egli pone una triplice domanda al peccatore, questi profetizza un futuro di lotte fra le due fazioni che a Firenze si contendono e indica le motivazioni vere dei contrasti: saranno i Neri a vincere sui Bianchi e molti di questi ultimi costretti a pagare con la condanna a morte e l’esilio, tra questi anche Dante. In questo modo Ciacco gli preannuncia ciò che avverrà intorno al 1302, quando Dante verrà condannato per corruzione a pagare una multa e due anni di esilio, ma egli non si presenterà e quindi la condanna sarà aggravata: confisca di tutti i beni e morte sul rogo. Da qui ebbe inizio l’esilio che lo accompagnò fino alla morte.
Sara Fichera e
Simona Sorbello

III E ha detto...

Il VI canto è considerato un canto politico, dove vengono accennati il tema delle contese politiche fiorentine e il tema dell’esilio. Queste tematiche sono affrontate nel dialogo tra Dante e Ciacco. Ciacco è un cittadino fiorentino, il cui nome è dovuto alla sua golosità. Nel colloquio Dante porrà tre domande: l’esito della contesa tra Bianchi e Neri; se a Firenze vi è rimasto qualche uomo giusto; e il motivo della discordia civile. Ciacco risponde che i Bianchi governeranno per breve tempo, ma entro pochi anni i Neri riprenderanno il potere con l’aiuto del pontefice Bonifacio VIII; pochissimi sono gli onesti; le cause della corruzione sono la superbia, l’invidia e l’avarizia. Ciacco denuncia le condizioni morali e politiche di Firenze, ma in modo indiretto dietro le sue risposte c’è la predizione dell’esilio di Dante. L’esilio avvenne nel 1302 per questioni politiche. Dante si avvicinò alla politica schierandosi coi guelfi bianchi per salvaguardare l’autonomia del comune di Firenze, tanto che diventò priore, l’anno dopo fu inviato come ambasciatore a Roma. Intanto a Firenze i Neri presero il potere. Dante fu raggiunto da un provvedimento che lo condannava a una multa e a due anni di esilio, ma rifiutandosi di pagare la sua condanna fu aggravata. Da qui ebbe inizio l’esilio che lo accompagnò per tutto il resto della sua vita.
Valentina Bucalo e
Elisa Miraglia

III E ha detto...
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III E ha detto...

Dante risvegliatosi dallo svenimento si trova nel terzo cerchio,quello dei golosi, i quali sono immersi nel fango.Essi vedono come emblema la figura di Cerbero, mostro mitologico con tre teste e dai movementi grotteschi.Questo episodio è incentrato sul tema della degradazione dell'uomo che ha commesso peccato e qui Cerbero con i suoi urli fa trasparire la sofferenza interiore della anime. Durante il suo cammino Dante incontra Ciacco che dice di essere Fiorentino,al quale pone le famose domande:
-esito della lotta tra bianchi e neri,
-se a Firenze c'era qualche uomo giusto
-il motivo della sua discordia.
Ciacco risponde in maniera precisa affermando che i bianchi governarono per un breve periodo,e i neri in poco tempo riusciranno a governare,grazie all'aiuto di Bonifacio VIII afferma inoltre che gli uomini giusti a Firenze sono pochi infine per quanto riguarda i motivi della disacordia afferma che sono la superbia,l'invidia e l'avarizia, con queste parole egli preannuncia al poeta l'esilio.Questo esilio per Dante ebbe inizio nel gennaio 1302,che fu causato dal riuiuto del corripondere del denaro richiesto.
-1300 Dante diventa priore a Firenze
-1301 fu inviato come ambascitore a Roma e nel frattempo i neri prendono sopravvento a Firenze
-1302 venne esiliato.
CULLURA' ALESSANDRA & GANCI SOANAH

III E ha detto...

Dante e Virgilio arrivano nel III cerchio all'interno del VI canto dei golosi, i quali in vita furono avidi di cibi raffinati,la pena consiste nel rotolarsi nel fango puzzolente essendo dilaniati da Cerbero.
All'interno del cerchio Dante incontra un uomo che,dapprima non riconosce a causa del suo aspetto fisico,si tratta di Ciacco.Dante gli chiede il perchè della sua pena così dolente,lui risponde che fu vittima della golosità,ed è per questo che tutti i cittadini di Firenze lo chiamarono Ciacco.Dante afflitto da questa sua pena pone delle domande:
-che fine farà la città di Firenze;
-se esiste ancora un cittadino giusto;
-perchè Firenze è stata assalita da tanta discordia.Ciacco risponde che i Fiorentini verranno ad uno scontro violento,i Bianchi cacceranno i Neri in esilio danneggiandoli gravemente, ed i Neri prevarranno per lungo tempo.Questo scontro venne scatenato dall'invidia,dalla discordia e dall'avarizia,avvenuto tra il 1300 e il 1302 a Firenze.In questo periodo Dante diviene priore assieme a Dino Compagni;nel 1301 interviene al Consiglio dei Cento per opporsi al Papa;partecipa ad una ambascieria presso Bonifacio VIII,entra di forza a Firenze con le truppe Angioine portando la fazione nera al potere; nel 1302 viene condannato per corruzzione dovendo pagare 5000 fiorini. Dante però non si presenta e viene condannato per la seconda volta, gli confiscano i beni e lo condannano al rogo.

Romeo Serena & Stiro Manuela

III E ha detto...

“Si radunarono uno di (1 giugno 1301) in Santa Trinità” Dino Compagni, con la sua cronaca ci illustra la situazione del popolo fiorentino. Il sopraccitato parla infatti di un gruppo di donateschi (guelfi neri) riuniti in congiura , con l’intenzione di cacciare definitivamente i cerchieschi. Ma la storia ci tramanda ben altro e Ciacco ce lo conferma all’inferno i cerchi scoprono lo congiura e cosi là “porte selvaggia / caccerà l’altra con molta offensione”. Ma cosa combina Dante, nel frattempo ottenuta la massima carica pubblica per il bimestre 15 giugno – 15 agosto del 1700, diventando cosi priore insieme a Dino Compagni, si è fin’ora occupato di espellere dalla città gli elementi più turbolenti delle 2 fazioni, tra cui l’amico Guido Cavalcanti, nonché di difendere l’autonomia cittadina di Firenze dalle ingerenze di papa Bonifacio VIII. Nell’anno della congiura dantesca, 1301, Dante si troverà in viaggio per un’ambasciata presso il papa, o a Roma o ad Anagni, con l’intenzione di sondare le reali intenzioni del pontefice. Durante la sua assenza, però, la situazione verrà ulteriormente ribaltata quel tal che test’è piaggia, ovvero Bonifacio VIII, si allea con l’angioino Carlo di Valois, re di Francia, permettendo a quest’ultimo Firenze come terra da ordinare e dominare eventualmente. Riusciranno così a penetrare in città, destituendo i bianchi dal potere e dandola in mano ai neri. Ciacco ha avuto ragione anche stavolta. Come apprenderà Dante dopo la richiesta di profezia. Dante, quale guelfo bianco, ancora fuori città, verrà raggiunto nel gennaio 1302 da un provvedimento che lo condanna ad una multa di 5000 fiorini, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e un esilio della durata di 2 anni. Dante, tuttavia, non si presenterà a corrispondere i denaro, per cui la sua condanna verrà aggravata: per lui confisca di tutti i beni e morte sul rogo. Da qui avrà inizio il suo esilio “forzato”, che lo terrà lontano dalla sua amata Firenze fino alla sua morte.

NATASHA!!!

III E ha detto...

Firenze negli anni tra il 1300 e il1302 era divisa in parte nera, capeggiata dai potenti Donati e sostenuta dal papa Bonifacio VIII, acerrimo nemico di Dante, e parte bianca, guidata dai Cerchi, più moderati e fautori d'una politica autonoma, Dante appoggio questi ultimi e primeggiò tra questi come attivo partecipante alla politica fiorentina. Infatti fu ambasciatore del Comune a San Gemignano e priore nel 1300, venne inviato in ambasceria presso il papa nel 1301, quando Carlo di Valois si avvicinava a Firenze. Con l'entrata di Carlo in città i Neri conquistarono il potere: nel 1302 Dante venne condannato prima all'esilio e poi alla morte. Bandito, egli fu tra i firmatari del patto con gli Ubaldini per muovere guerra a Firenze; cercò quindi aiuti e sperò infine nella pacificazione delle parti, tentata nel 1304 dal cardinale Niccolò da Prato. Egli nella Divina Commedia introduce come argomento principale Firenze, i mali che albergano in essa e la situazione politica, tutto questo è riscontrabile principalmente nei tre canti sesti dell’opera. Dante incontra Ciacco proprio nel sesto canto dell’inferno. Ciacco era fiorentino, quale uomo di corte, conobbe tutti i vizi(avarizia, invidia e superbia) e i mali della città, grazie a ciò Ciacco è il più indicato per raccontare la reale situazione di Firenze. Dante, essendo un esponente politico del partito dei bianchi, quando Ciacco gli disse che i neri avrebbero capeggiato su Firenze, (e che i politici giusti si trovavano nei gironi più neri dell’inferno questa fu la profezia di Ciacco), si sconfortò. L’argomento centrale del canto non è la gola, nonostante sia il cerchio dei golosi, ma la violenza e la guerra fiorentina. Di ciò Dante ritiene colpevole un po’ tutta la società anche i chierici, poiché all’interno vi erano molti mali, tra cui la simonia e il concubinato, non esclude neanche il papa. Un altro tema è quello dell’esilio che, attraverso la profezia di Ciacco, scontriamo, qui dopo che Dante verrà a conoscenza di ciò si rattristerà. L’esilio sarà considerato un dramma umano, che si trasformerà come condizione morale della stessa missione affidatagli da Dio.
Pennisi Laura

III E ha detto...

Dante si trova in un paesaggio orrido e tenebroso, le anime sono tormentate da una fetida pioggia, da grandine e neve, il terreno è maleodorante e le anime stanno dentro il fango. E' il cerchio dei golosi.
Mentre il poeta attraversa la massa di dannati si leva a sedere un'anima, dice di chiamarsi Ciacco. E' un fiorentino, colpevole di uno dei più squallidi peccati, la voracità della gola. In lui, turpemente prostrato nel fango, dante vede come il segno concreto ed esemplare di un processo di degradazione che investe tutta Firenze.
E' lo stesso Ciacco a presentarsi e, forse per il ricordo della vita terrena scatenatosi in lui nel vedersi passare dinanzi un vivo, tacque. E' nel silenzio che si lega alla condizione psicologica di Ciacco che si inserisce Dante. Il poeta è desideroso di conoscere il destino della sua città, che fine faranno i conflitti tra le fazioni. Firenze, risponde Ciacco, sconvolta dalle lotte interne, precipiterà verso la guerra civile, i Bianchi subiranno una pesante sconfitta, alla loro cacciata contribuirà Bonifacio VIII, acerrimo nemico di Dante. Il 1° Novembre 1301, infatti, le truppe angioine inviate dal pontefice e guidate da Carlo di Valois entrarono di forza a Firenze e deposero il governo bianco, riportando al potere i Neri, che operarono una violenta repressione nei confronti dei nemici. Dante era stato, nel 1300, priore insieme a Dino Compagni e fu suo il provvedimento di espulsione dei membri più turbolenti delle due fazioni. Dopo i fatti del 1301 Dante fu raggiunto da un avviso che lo condannava ad una multa e a due anni di esilio. Essendosi rifiutato di presentarsi a corrispondere il denaro la condanna fu aggravata: confisca di tutti i beni e morte sul rogo. Da quel momento aveva inizio l'esilio che lo avrebbe accompagnato fino alla morte.

Rapisarda Emanuele