sabato 23 febbraio 2008

Le profezie dell'esilio




















Durante il suo viaggio ultraterreno che si finge compiuto nell'aprile del 1300, Dante si sente rivolgere più volte profezie sul suo esilio, che gli sarebbe stato inflitto il 27 gennaio 1302. A parlargli sono, eccetto in un caso, sempre personaggi coinvolti attivamente nella vita politica del tempo, appartengono o meno al suo schieramento. Ne deriva un'implicita celebrazione della rettitudine morale del poeta, perseguitato a torto e, alla fine, solo nel suo orgoglio.
Già Ciacco(inf.VI,64-75) allude alle lotte fra Bianchi e Neri che colpiranno Firenze, e che vedranno l'intervento di papa Bonifacio VIII: sebbene qui non ci sia un riferimento diretto a Dante (a meno di non identificarlo in uno dei "due" "giusti"che "non vi sono intesi",)è proprio per questi fatti che egli sarà costretto ad abbandonare la città. La prima vera profezia è però quella di Farinata degli Uberti(inf.10, 79-81): egli fa capire esplicitamente a Dante che non potrà tornare in patria, causando in lui un vivo turbamento: Farinata è un avversario, ed è quasi compiaciuto della sconfitta di Dante; tuttavia i due uomini sono accomunati da una passione civile alta e intransigente. Riscrivete la scena dell'incontro tra Dante e Farinata.Cercate di mantenere la struttura ad incastro usata da Dante. Potete usare i dialoghi oppure raccontare col discorso diretto.
Aggiungete elementi e dettagli che possano servire alla caratterizzazione psicologica dei personaggi.

8 commenti:

III E ha detto...

Percorrendo il VI cerchio Dante sente una voce che esce improvvisa da una delle tombe e lo invita a fermarsi, avendolo riconosciuto come fiorentino. Dante si accosta al maestro, che lo invita a volgersi e poi lo spinge tra le tombe, verso quella da cui Farinata si erge maestoso. Questi, fissato in volto e non riconoscendolo, gli chiede chi siano stati i suoi antenati e una volta saputo, dichiara che essi furono i suoi avversari e aggiunge anche di averli scacciati due volte da Firenze. Colpito nell'onore familiare, Dante risponde che, se furono cacciati essi seppero entrambe le volte ritornare a differenza degli Uberti. Farinata è rimasto immobile col pensiero rivolto a quello che Dante aveva detto precedentemente. Una volta ripreso il discorso, profetizza l'esilio futuro del poeta, e poi chiede perchè i fiorentini si accaniscano così contro la sua famiglia. Dante risponde che tutto ciò è dovuto al ricordo della battaglia di Montaperti; dunque Farinata ribatte dicendo di essere stato in gran parte responsabile di quell'evento ma non fu solo e senza un motivo; mentre fu solo a difendere la città di Firenze contro coloro che ne volevano la distruzione.
Alfio Puglisi
III E

III E ha detto...

Dante e Virgilio si trovano nel VI cerchio dove vengono puniti gli eretici,coloro che non credettero nell'immortalità dell'anima.Mentre camminano tra i sepolcri infuocati nei quali i dannati sono imprigionati, li sorprende una voce. Si accorgono che la voce è quella di Farinata degli Uberti, antico capo Ghibellino di Firenze. Si instaura un dialogo tra i due, all'interno del quale Farinata chiede a Dante chi siano i suoi antenati e viene a conoscenza del fatto che Dante era Guelfo quindi suo nemico, e che egli riuscì a mandarli in esilio, Dante allora risponde con meno fierezza e giustifica gli antenati, affermando che essi per due volte ritornarono dopo l'esilio.
Il dialogo si chiude a causa della presenza di Cavalcante dei Cavalcanti, ma ricomincia successivamente quando Farinata riprende a parlare immediatamente predicendo a Dante l'esilio che lo aspetta. Gli racconta di aver difeso Firenze quando la sua fazione voleva attaccarla, pian piano i due si ritrovano sullo stesso argomento e si riappacificano.Farinata spiega come i dannati vedono il futuro e non il presente dice il nome di qualcuno dei suoi compagni di pena e scompare nel buio.
Serena Romeo III E

III E ha detto...

Ci troviamo nel X canto e nel sesto cerchio quello degli eretici.
I due poeti Dante e Virgilio varcata la città di Dite,percorrono un sentiero che si affaccia su una campagna desolata e popolata da tombe scoperchiate ed infuocate,in cui giacciono gli eretici. Coloro ebbero una cultura laica ed un paradiso terreno.
Dante percorrendo questo cerchio con il maestro,sente all’improvviso una voce che esce dalle tombe,si accorge improvvisamente di un tale che erge dalla tomba. Dante non lo riconosce,così Farinata, a cui non interessa minimamente l’arrivo di un essere vivente tra i dannati,ma se sia un suo avversario politico, poiché la domanda è brusca:”Chi furon i maggior tuoi?” Dante è perplesso da ciò e gli risponde che coloro erano i suoi avversari,che partecipano alla battaglia dei Guelfi di Montaperti.
In questo cerchio avviene anche l’incontro con Cavalcante, che il poeta ammira per la sua forza morale,anche essendo stato un uomo magnanimo e disinteressato.
Farinta rimane immobile,insensibile davanti alla scena pietosa di Cavalcanti, e poi rivolge le domande a Dante,per i quali motivi si accaniscono contro la sua famiglia, Dante risponde che è dovuto alla battaglia di Montaperti, e che in effetti è stato responsabile di quello evento,ma solo per difendere Firenze contro quelli che la volevano distruggere.
Manuela Stiro III E

Leo ha detto...

DANTE E VIRGILIO NEL SESTO CERCHIO
NARRATORE: Dante e Virgilio, lasciata la città di Dite, si incamminano per una vasta pianura disseminata da tombe infuocate. sembra tutto abbandonato quando d'un tratto, da una delle tombe, si erge un'anima dannata che riferendosi a Dante esclama..
ANIMA: Tu, che vaghi per l'Inferno, sei certamente un fiorentino! il modo in cui parli mi rivela le tue origini.
NARRATORE: Dante impaurito per l'imprivvisa apparizione di costui, si allontana dalla tomba avvicinandosi, quasi a cercar riparo, al suo maestro.
VIRGILIO: Ma cosa combini? Non vedi che da quella tomba Farinata degli Umberti si è sollevato unicamente per parlare con te? Và, parla con lui e cerca di utilizzare parole adeguate.
NARRATORE: Dante si avvicina alla tomba, ma timoroso di parlare, attende che Farinata faccia il primo passo e infatti..
FARINATA: Dimmi, chi furono i tuoi antenati?
NARRATORE: Dante lo accontenta e in tal modo fa apprendere "molte cose" a Farinata.
FARINATA: Ah!! I tuoi antenati furono furono miei fieri avversari, tanto che, immagina, li ho sconfitti persino due volte!
DANTE: Se loro furono sconfitti e cacciati da Firenze due volte, altrettante volte vi rientrarono, come non riuscirono invece a fare i tuoi avi...
NARRATORE: Questo acceso dilogo viene fermato da un'altra ombra, che tirando fuori la testa dalla propria tomba, guarda in giro in cerca di qualcuno e dubbioso chiede ai nostri protagonisti..
CAVALCANTE: Dato che ti trovi qui, certamente per meriti tuoi personali, dimmi, dov'è mio figlio Guido e perchè non è qui con te?
DANTE: Non sono qui per mio volere, mi mandano dallìalto, mi manda Colui che tuo figlio ebbe in scarso onore.
CAVALCANTE: Come ebbe!? Hai detti che lui "ebbe"? Non mi vorrai dire mica che mio figlio è morto!?! Noo
NARRATORE: E disperato si rintana nella sua tomba. finalmente Dante e Farinata, dopo la breve interruzione riprendono il discorso lasciato insospeso.
FARINATA: se i miei avi non sono riusciti a tornare dall'esilio questo mi rattrista e ma addolora più di restare qui in questo inferno.ma stai attento,perchè tu stessa constaterai quanto sia difficile l'esilio.
E venendo dal mondo dei vivi,dimmi,perchè il tuo popolo è cosi spiedato nei confronti di tutto ciò che compiono quelli della mia parte?
DANTE: tutto ciò deriva dalla strage che "voi" Ghibellini avete fatto della mia gente nella battaglia di Montaperti.
FARINATA: è vero,però non ero l'unico a parteciparvi e non lo avrei fatto se non fossi stato spinto da giuste ragioni, e inoltre ero l'unico ad oppormi alla distruzione di Firenze.
DANTE: deh, se è cosi possano i tuoi discendenti trovare un pò di pace; ma risolvetemi un altro dubbio: come fate a vedere il futuro senza riuscire a comprendere il presente?
FARINATA: noi dannati, come quegli antichi cantori ciechi,vediamo il futuro, come tu stesso hai detto, tuttavia,quando questo sta per avvenire noi perdiamo tutte le cognizioni su questo stesso, e se non venissimo informati non conosceremmo mai il presente. Questa nostra capacità, inoltre, si esaurirà quando con il giudizio universale non ci sarà più futuro, ma un unico ed eterno presente.
DANTE: ora capisco, e dato che avete chiarito il mio dubbio, dite per favore a Cavalcante che suo figlio è ancora vivo e che non avevo risposto prima a causa di questo mio dubbio.
NARRATORE: cosi si conclude parte della nostra avventura, che continuerà con la discesa e la scoperta del mondo dei morti.
Lizzio Leonardo III E

III E ha detto...

Dante, insieme a Virgilio, cammina tra sepolcri infuocati e scoperchiati, dove giacciono gli eretici.
Da una di queste tombe si eleva un personaggio, Farinata degli Uberti.
Farinata riconoscendo Dante dal dialetto fiorentino gli chiede di fermarsi al suo sepolcro. Dante in un primo momento è intimorito perché non riconosce la voce, poi incitato da Virgilio decide di accostarsi e di sentire cos’ ha da dirgli. Farinata vedendolo avvicinarsi chiede chi furono i suoi antenati, i quali sicuramente furono avversari dei suoi e della sua fazione e che furono sconfitti due volte. Dante risponde con tono sferzante ricordando all’avversario che, mentre i guelfi esiliati tornano a Firenze per ben due volte, gli Uberti non furono più ammessi in città.
Qui Cavalcante dei Cavalcanti interrompe il dialogo chiedendo a Dante notizie di suo figlio Guido, non ricevendo risposta, pensa che il figlio sia morto e ritorna afflitto nella sua tomba. Farinata riprende il discorso dal punto dove era stato interrotto, dichiarando che il fatto che gli Uberti non siano stati più riammessi a Firenze lo tormenta più della pena a cui è sottoposto. Predice a Dante il suo esilio e gli chiede perché il popolo fiorentino sia così spietato contro i suoi familiari. Dante risponde con chiarezza dicendogli che il motivo per il quale i fiorentini sono così ostili verso gli Uberti, è la strage nella battaglia di Montaperti. Farinata risponde che non fu lui solo a provocare la strage e ricorda, con orgoglio, di essere stato il solo ad opporsi alla distruzione di Firenze. A questo punto Dante rivolge l’augurio agli Uberti che possano tornare a Firenze e gli chiede come mai i dannati conoscano il futuro e non il presente. Farinata espone la condizione dei dannati, paragonandola a quella dei presbiti, i quali vedono ciò che è lontano, ma non ciò che è vicino. Dante, infine, chiede a Farinata di rassicurare Cavalcante che il figlio è vivo ed è ansioso di sapere chi sono gli altri eretici che sono condannati alla sua stessa pena.
Farinata nomina i più illustri, Federico II di Svevia e il Cardinale. Adesso Dante può riprendere il suo viaggio insieme a Virgilio.
Elisa Miraglia
Valentina Bucalo
Alessandra Cullurà IIIE
Soanah Ganci

III E ha detto...

Tombe scoperchiate, cerchi infuocate che le sovrastano, paesaggio spettrale e desolato. Un angusto sentiero porta i due poeti alla dimore delle anime di coloro che furono condannati in eterno per essersi allontanati da Dio: gli epicurei (questa è la denominazione che fu data loro dai contemporanei di Dante), non credettero infatti nell’immortalità dell’anima.
Dal sentiero che si snoda per la città infuocata, un suono di leva da un avello: è Farinata, una toscano che dedicò la sua vita alla città di Firenze e che partecipò, tra la fazione ghibellina, alla battaglia di Montaperti contro i guelfi. Riconosciuta la parlata toscana del poeta , decide di intraprendere un dialogo con quest’ultimo . Si anima così una conversazione, attraverso la quale i due protagonisti si esprimono col decoro della classe aristocratica a cui appartengono; le battute dal tono tanto gentile, il rispetto reciproco, testimoniano che i due, Farinata soprattutto, non rivelano sentimenti di disprezzo bendì di di stima l’un verso l’altro. Farinata non aspetta che Dante muova il primo passo, ma sarà lui ad introdurre il discorso.
- Dal tuo accento mi fai capire che sei toscano anche tu! che ci fai qui, ancora vivo, in questa città di fuoco? Tu, che sei di Firenze come me! E dire che a quella nobile patria arrecai fin troppi danni! Fermati qui, per favore, parlami: chi furono i tuoi antenati?- chiede infatti, dopo essersi eretto all’interno del suo avello, tanto da esser visibile dalla cintola in su.
- Discendo dai guelfi- risponde Dante.
- Ah! Guelfo! Nemico mio e dei miei antenati! Per due volte vi combattei e riuscì a mandarvi in esilio!-
- Non posso non darti ragione, ma dovrai darmi atto nel dire che, mentre i miei sono stati abili nel ritornare in patria, i tuoi non lo furono altrettanto, tanto che ancora adesso aspirano al ritorno in città- ribatte il sommo poeta, informando il dannato riguardo lo stato attuale della situazione.
- Davvero? Quello che mi dici è ancora più doloroso della mia dannazione! Ma… fai attenzione in breve tempo proverai anche tu l’arte del non ritorno! L’esilio fa parte del tuo destino come del loro. Non fraintendermi, non ti sono avverso: ti auguro comunque di tornare al dolce mondo! Ma tu dimmi: perché il popolo fiorentino è cosi avverso nei confronti della mia fazione?- domanda Farinata, addolorato.
- Hai per caso dimenticato lo strazio e lo scempio da voi scatenato alla battaglia di Montaperti? Coloraste di rosso il fiume dal sangue versato! Non credi sia abbastanza per fare meritare tali decreti ai vostri?-
- Senza dubbio vi erano delle buone ragioni di fondo per condurci a tal punto, e come ben sai non ero solo in battaglia! Fui solo, invece, quando si trattava di difendere Firenze ad Empoli, quando se ne era approvata la distruzione!- si giustifica Farinata.
- Sono sicuro dei tuoi meriti… beh, spero solo che la vostra discendenza possa finalmente avere tregua un giorno!un’ultima cosa: avrei una piccola curiosità. Ho sentito dire che in qualche modo voi dannate siate in grado di prevedere il futuro. Coma mai allora mi chiedi e ti stupisci di cose riguardanti il presente? Lo ignorate?-
- Beh, potremmo definirci come coloro che hanno la vista… difettosa. Vediamo le cose lontane ma quelle presenti ci sono oscure, per cui attendiamo qualcuno che venga ad informarci. Tuttavia anche questo privilegio un giorno ci verrà meno. È facile capire che, una volta iniziata l’eternità e cessati di esistere il futuro, il nostro dono sarà inutile! Come me, tutti quelli che giacciono in mia compagnia: Federico II, il cardinale degli Ubaldini, e altri mille! E altri ancora di cui non vale neanche la pena di parlare…-
Dopo di ciò Farinata ricadde nella tomba. Virgilio iniziò a camminare e gli chiede a Dante:
- Ma che hai che sembri smarrito? –
Ma Dante gli nascose ciò che aveva appreso da Farinata ma Virgilio gli disse:
- Ricorda quanto hai udito profetizzare contro di te. Ma intanto bada a me, quando sarai davanti a Beatrice saprai da lei le vicende che ti attendono nell’imminente della tua vita-.
Cosi si diressero verso sinistra, allontanandosi dal muro della città, recandosi verso il centro del girone.

III E ha detto...

p.s.: scusate l'imbranataggine :) l'ultimo commento è stato inserito da :
Maria, Francesca,Natasha, Laura!!!!!

III E ha detto...

In uno scenario suggestivo, in cui il silenzio surreale evoca un’atmosfera da giudizio universale, appaiono dei sepolcri scoperchiati dai quali emergono fiamme: è il cerchio degli eretici, in cui le anime sono condannate a bruciare per l’eternità.
Dante si rivolge alla guida per sapere se gli è concesso di intrattenersi con una di quelle anime; una di queste, sentendo l’accento toscano, gli chiede di sostare un poco. È il ghibellino Farinata e inizia un colloquio con Dante, che si trasforma in un dibattito sulla interpretazione delle lotte tra le due opposte fazioni a Firenze. Il personaggio appare con un comportamento fiero e sprezzante del nobile guerriero, ma sostanzialmente magnanimo. Farinata soffre per la feroce impresa dei Montaperti e per la sorte dei suoi cari. “Chi fuor li maggior tuoi?” , è una delle domande che Farinata pone a Dante. Dalla conoscenza degli antenati egli può collocare il pellegrino entro una determinata cornice e giudicarlo degno o indegno di un colloquio. Il Ghibellino continua a giudicare e classificare secondo quelle categorie politiche che ha usato in vita; per lui più che l’individuo singolo conta la fazione di appartenenza. Dante decide di non nascondergli nulla, infatti con franchezza gli rivela chi sono i suoi antenati e a quale partito appartiene. Farinata udito ciò alza le ciglia in su con un gesto di disappunto e inizia a parlare della sua genesi aristocratica, della sua nobiltà di nascita e del posto di rilievo che la sua famiglia aveva avuto in città nelle lotte che aveva guidato anche contro i guelfi. Al contrario la famiglia di Dante non era affatto nobile. A questo punto il dialogo passa allo scontro. Questo non può risolversi con un colloquio razionale: devono da avversari misurarsi attraverso il rinfaccio. I due personaggi mostrano due stili diversi: Dante rivela ogni cosa, Farinata invece alza le ciglia quasi ad indicare la cauta disposizione d’animo nei confronti del suo interlocutore. Il secondo ha un atteggiamento di educato controllo, ma anche di chiara opposizione. Sembrano risorgere in lui gli antichi odi.
Sara, Manuela F & Simona