mercoledì 24 settembre 2008

Recensioni libri


Si sono riaperti i portoni delle scuole e da cinque giorni la IVE è tornata tra i banchi della sua nuova classe! così riallacciandoci al lavoro dello scorso anno ritorniamo tra i banchi della nostra classe in rete: il nostro blog, con l'intestazione già mutata in Quarta E & Futuro pronto a riaccompagnarci in un nuovo anno scolastico! Allora ripartiamo da qui: le vacanze sono finite, la scuola è ricominciata non resta che sintetizzare questi ultimi tre mesi inserendo nei commenti le recensioni dei libri che ci hanno accompagnato quest'estate. Gàrcia Marquès, Kafka, I. Svevo, Goethe, N. Machiavelli, E. Vittorini, Raymond Carver che altro dire...

3 commenti:

III E ha detto...

Recensione di “Cent’anni di solitudine”

Autore
Gabriel García Márquez figlio di Gabriel Eligio García e di Luisa Santiaga Márquez Iguarán, nacque ad Aracataca il 6 marzo 1927. Si trasferì a Riohacha, dove crebbe con i nonni materni. Dopo la morte del nonno, Gabriel García Márquez va a Barranguilla per studiare. Frequentò il Colegio San José e si diplomò al Colegio Liceo de Zipaquirá. Successivamente, García Márquez si trasferì a Bogota per studiare giurisprudenza, ma presto la abbandonò. Dopo il 1948 si trasferì a Cartagena dove cominciò a lavorare come redattore. Su invito di Alvaro Mutis andò a lavorare a El Espectador . L'anno successivo trascorse alcuni mesi a Roma, dove seguì dei corsi di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1958 sposò Mercedes Barcha, da cui ebbe due figli. Dopo la vittoria di Fidel Castro, visitò Cuba e lavorò per l'agenzia "Prensa latina", fondata dallo stesso Castro. Dopo un soggiorno a Londra, si recò in America, stabilendosi in Venezuela. Nel 1961 si trasferì a New York come corrispondente di Prensa Latina. Le minacce della CIA e degli esuli cubani lo inducono a trasferirsi in Messico. Nel 1967 pubblicò Cent'anni di solitudine, un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo. Seguiranno numerosi altri romanzi e saggi, fra i quali Cronaca di una morte annunciata, e l'ironico L'amore ai tempi del colera. Nel 1982, venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Nel 1999 gli viene diagnosticato un cancro linfatico che lo spinge a scrivere le sue memorie. Nel 2002 ha pubblicato la prima parte della sua autobiografia intitolata Vivere per raccontarla. Nel 2005 Marquez, vinte la sua battaglia contro il cancro, e tornò alla narrativa pubblicando il romanzo Memorie delle mie puttane tristi.

Trama
L'opera narra la storia di una famiglia, i Buendía, seguendone le vicende per sei generazioni, in un villaggio sperduto tra le paludi: Macondo. Le loro vite si intrecciano in questo luogo mitico. Dal fondatore del villaggio si articolano eventi e personaggi che seguono itinerari circolari in un tempo "bloccato" attraverso il quale milioni di piccole vicende si intrecciano ma dove tutto rimane invariato attorno al villaggio e alla vita che si conduce. Tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale, poiché Josè Arcadio aveva sposato la cugina Ursula. Pochi sono i momenti di felicità nella vita di Macondo, devastato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dal sottosviluppo e da un clima sfavorevole. I personaggi che compaiono sono numerosissimi e variegati con le loro avventure di cui sono protagonisti. Questo romanzo sembra dirci che la solitudine è la condizione dell’uomo, che si agita per non arrivare da nessuna parte. Il tempo si ripete, facendo capire che l’oppressione, la desolazione e la solitudine sono i sentimenti più comuni. La ripetitività del tempo e dei fatti è il tema del romanzo, un tema in cui l'autore riconosce la vita colombiana. Da ciò si delineano altri elementi come l'utilizzo di un "realismo magico" che mostra un microcosmo in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida.

Stile
La sua prosa è scorrevole, ricca di immagini e perennemente pervasa di una amara ironia, la struttura del romanzo è complessa e articolata, con frequenti intrecci fra realtà e fantasia, con una grande padronanza nel gestire diversi piani di lettura, oltre ad un uso sapiente dei flashback e dell'articolarsi di vicende parallele.

commento
Il romanzo è esaltante. Inoltre è un libro intenso e magnifico, dove l’universalità è l’aspetto che
rimane più impresso. e vicende della famiglia, nella loro quotidianità, nel loro ripetersi ciclico, rappresentano i momenti di esistenza che ciascuno di noi ripercorre nella vita.
Nelle pagine si fondono passione e vitalità , amore, irrazzionalità, superstizione, solitudine e morte. Spazio e tempo scompaiono e tutto sembra molto irreale. La complessità del libro riporta a una concezione universale del concetto di solitudine che Marquez desidera comunicare: un secolo di tempo a disposizione non è bastato alla famiglia buendia per rinnovarsi. La superstizione e la degenerazione dei caratteri e delle personalità dei personaggi impedisono il miglioramento, indicato dalla ripetizione dei nomi. Il lettore viene trascinato in un vortice irresistibile ma ciò che resta è la magia dei luoghi e delle persone, l’atmosfera stordente di Macondo, che non è una città inventata ma solo un nome che rappresenta tanti luoghi ma anche il tempo. In esso non mi aspettavo in una saga con tanti contenuti umani. Sconvolge il modo in cui Marquez rovescia la realtà per tornare all’uomo nella sua miseria e solitudine.



Pennisi Laura

IVE ha detto...

Recensione del romanzo di Italo Svevo: “Senilità”
Gli autori del periodo tra la fine dell’800 e il primo ‘900, persa la fiducia in una conoscenza razionale del mondo, si spingono verso un nuovo modo di analizzarlo, guidati infatti dalle nuove teorie sulla psiche del uomo interiore e sulla natura soggettiva della realtà (Nietzshe, Bergson, Freud, Einstein) tendono a portare al centro delle loro narrazioni l’analisi dell’animo umano e della coscienza, affievolendo l’importanza dell’azione: nascono così i racconti psicologici. Tra i più importanti classici di questo genere e della letteratura moderna, il romanzo di Italo Svevo con il titolo ”Senilità” pubblicato per la prima volta nel 1898, opera stesa in 212 pagine suddivise in XIV capitoli. Racconta la storia di Emilio Brentani, un giovane di trentacinque anni, immerso completamente nella letteratura, tanto da non conoscere la realtà, ma vivendo esclusivamente da ciò che ha filtrato dai libri; nella società in cui è calato, quella di una Trieste di fine ‘800, gode appunto di una piccola fama da intellettuale (soprattutto per un romanzo scritto in gioventù), anche se come tale è oramai fallito, pertanto si mantiene con uno stipendio da impiegato di una compagnia di assicurazioni. Attorno ad Emilio ruotano altri tre personaggi, la sorella Amalia, la donna amata Angiolina e l’amico Stefano Balli, quattro facce interscambiabili di due medaglie che formano l’alter ego l’uno dell’altro. Emilio rappresenta l’uomo fragile, nevrotico, insicuro, privo di certezze, che ha paura della realtà, è un personaggio piatto, che non muta all’interno del racconto o meglio pensa di cambiare , ma in realtà quello che lui vede come cambiamenti non sono altro che il sistema protettivo in cui si chiude, formato da maschere che il personaggio indossa per occultare ai propri occhi la propria debolezza; è un personaggio invecchiato precocemente, che trascorre la vita osservandola scorrere immutata, rimpiangendo continuamente ciò che è già passato, un’ uomo già arrivato alla “senilità”. Come lui anche la sorella Amalia vive la sua vita passivamente, trascorrendo le sue giornate curando la casa che divide col fratello di cui rappresenta lo specchio. La figura di Amalia è però allo stesso tempo il modello di purezza, dolcezza, sensibilità, pudore, riservatezza, madre di famiglia, donna del nido. Amalia racchiude due modelli entrambi quasi estremi: il carattere di donna angelica e quello di debolezza, monotonia, malattia, senilità. Al contrario di Amalia , Angiolina è una donna bella «una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, con il volto illuminato dalla vita, di un color giallo di ambra soffuso di rosa da una bella salute», che in un primo momento è per Emilio la donna angelo, ma ben presto scopre il vero animo della ragazza, quello rozzo, bugiardo, insensibile, indecente. Ma più scopre la vera natura della ragazza più se ne innamora e per lui diventa il contatto con la realtà di cui vorrebbe far parte, che però teme, ma per la quale vorrebbe cambiare, senza tuttavia riuscirci. Angiolina è il personaggio che si contrappone ad Amalia, ma che si fonde con esso agli occhi del Brentani, infatti alla fine del romanzo egli unisce queste due figure(dopo averle ormai perse entrambe) in una sola, non riuscirà quasi più a distinguerle, ricordando soltanto una donna bella e angelica. Allo stesso tempo Angiolina rappresenta insieme a Stefano Balli il polo positivo, poiché non è statica, ma muta sfruttando le occasioni che le si presentano davanti, ciò è riscontrabile nel fatto che ella continua a cambiare e ad avere più uomini, quindi più opportunità riuscendo alla fine a lasciare la città fuggendo con il cassiere di una banca per poi recarsi nella capitale dell'Impero, Vienna. Stefano Balli è l’amico di Emilio, uno scultore con modeste doti artistiche, egli può essere inserito nel polo positivo in quanto affronta la vita con più forza e anche con un certo menefreghismo che non lo portano ad essere un personaggio statico, per questo si presenta come l’alter ego del Brentani. Allo stesso tempo non è molto diverso da lui in quanto è anch’egli un uomo fallito, che spende la sua vita tra donne e denaro, cercando l’ispirazione per scolpire un successo per la sua carriera infruttuosa. Il Balli è alla continua ricerca di attenzioni, che ottiene da tante donne tra cui anche Amalia, quando anche lei ne ha bisogno avendo perse quelle del fratello. Ella infatti si innamora dell’amico di famiglia, quell’ amore che per molto tempo sarà per lei la sua ancora di salvezza, fino a quando Emilio non scoprirà il suo segreto, offesa e debole da quel confronto, per dimenticare, ricorre all'etere profumato, deperisce sempre più, finché colpita da polmonite, dopo una struggente agonia muore. Il romanzo si estende per tutta la durata del rapporto di Emilio e Angiolina, argomento centrale è appunto l’amore ossessivo del protagonista per questa donna. In realtà è un’analisi minuziosa del quadro psicologico dell’intellettuale piccolo borghese in crisi con se stesso nel mondo di sempre, che vive una condizione di disordine, di difficoltà, senza un centro e valori stabili, mortificata e priva di certezze, il tutto è reso bene dal uso del discorso indiretto libero. Svevo presenta il protagonista ironizzando la sua figura e trasmettendo la sua opinione, criticandolo in modo severo per la sua debolezza, per quella senilità a lui propria, e con lui critica una mentalità , una cultura e gli stereotipi del suo momento storico. Il narratore trasmette il pensiero dell’autore con commenti taglienti attraverso anche l’uso di aggettivi o semplici avverbi, o tacendo semplicemente facendo parlare gli atteggiamenti e il linguaggio del protagonista estraneo a se stesso e facendone individuare al lettore la sua personalità ridicola.

Maria Maccherone Classe IVE

IVE ha detto...

RECENSIONE DE IL PRINCIPE DI NICCOLÒ MACHIAVELLI

DATI SUL LIBRO

- Niccolò Machiavelli (Firenze 1469 – 1527)
- Il Principe
- Pagine 119

DATI SULL’AUTORE
La novità principale del pensiero di Machiavelli è quella di vedere la politica come prodotto della storia, rifiutando sia la prospettiva religiosa medievale secondo cui la realtà dipende dalla volontà divina, sia l’idealismo rinascimentale, dove il giudizio del comportamento umano è legato a modelli astratti di perfezione.
Egli però, non solo predilige un modello di vita materialista improntato sulla visione dell’uomo al centro dell’universo, ma trasferisce questi pensieri e ideali anche nella sua politica, una politica sinonimo di materia umana, nella quale hanno valore soltanto i fatti e dove il motto principale è “il fine giustifica i mezzi”.
Il periodo in cui visse Niccolò Machiavelli, coincide con quello delle guerre d’Italia ( dal 1494 con la discesa del sovrano francese Carlo VIII nella Penisola, al 1559 con il trattato di Cateau Cambresis e l’inizio del dominio spagnolo); proprio durante gli anni della sua maturità (umana e non letteraria), si ha la caduta del potere Mediceo e la nascita, invece, di un regime repubblicano guidato dal frate domenicano Gerolamo Savonarola. La sua carriera politica sarà un susseguirsi di cariche prestigiose e di incarichi di notevole rilievo, come le missione presso Luigi XII o Cesare Borgia nel 1502; risalgono proprio ai primi anni del cinquecento i cosiddetti scritti politici minori che già celano quelli che saranno poi il suo pensiero e la sua concezione politica. L’anno decisivo nella vita di Machiavelli sarà però il 1512; con la caduta della Repubblica e il ritorno dei Medici,
infatti, viene allontanato da ogni suo incarico e addirittura carcerato e torturato. Deciderà allora di lasciare la città e trasferirsi in una sua proprietà (a Sant’Andrea in Percussina, non lontano da Firenze), dove escluso dalla vita politica attuale, si dedicherà alla riflessione e allo studio di testi antichi. Proprio qua nascono i suoi capolavori come Il Principe, ma anche Discorsi e la “Mandragola”, tra le migliori commedie italiane del ‘500.

STRUTTURA E ARGOMENTO DEL LIBRO
Di questa opera si hanno già notizie, nella lettera indirizzata all’amico Francesco vettori (ambasciatore fiorentino a Roma) de 10 dicembre 1513. Qua Machiavelli descrive la realtà che lo circonda, le categorie di uomini politici di quel periodo e il comportamento di importanti personaggi del tempo (senza però esplicitarlo). Dopo aver analizzato la situazione , annuncerà all’amico di essersi dedicato alla stesura di un “opuscolo” intitolato Il Principe. Si tratta di un trattato politico composto da ventisei capitoli (ognuno con un titolo in latino), che pur non essendo stati ordinati dall’autore, possono essere raggruppati in base alle tematiche affrontate.
Capitoli I-XI: vengono analizzati i vari tipi di principato esistenti, ovvero vecchi e nuovi, con una più specifica distinzione tra principati nuovi acquisiti ereditariamente o tramite le proprie forze e principati nuovi conquistati grazie a forze altrui o magari con fortuna astuzia e talvolta inganno.
Capitolo VIII: è interamente dedicato alla figura di Cesare Borgia che nonostante fosse riuscito (sia tramite forze esterne che un po’ di fortuna) ad impossessarsi dei territori della Romagna, fu costretto poi a perderli tutti per mano della sorte; con la morte improvvisa del padre (il papa Alessandro VI) infatti, non aveva ancora avuto il tempo di consolidare il proprio potere.
Capitoli XII-XIV: viene affrontato il problema delle milizie. L’autore sostiene la necessità, per un principe, di possedere armi proprie (un esercito), mettendo quindi in evidenza una delle debolezze dell’Italia di quel periodo: le truppe mercenarie da lui ritenute inaffidabili.
Capitoli XV-XVIII: dal quindicesimo capitolo si apre la parte più discussa dell’opera. Avendo sostenuto fin dall’inizio di seguire una strada diversa dalla realtà tradizionale, Machiavelli proporrà a questo punto del trattato, l’inseguimento della “verità effettuale”. Tra i vari comportamenti umani, egli sceglierà infatti non quelli ritenuti tradizionalmente più lodevoli per un principe, bensì quelli più utili per mantenere il potere e salvaguardare lo stato; pertanto se la situazione lo necessita il sovrano potrà anche imporsi con la forza ed essere spietato.
Lo stereotipo del “buon principe”
Secondo Machiavelli, le qualità che un principe ideale dovrebbe possedere sono:
- l’essere disposto ad imitare il comportamento di grandi uomini (come quelli dell’Antica Roma) ;
- avere il comando sull’arte della guerra;
- la capacità di comprendere che, in base alla situazione, anche la violenza e la forza sono importanti per mantenere il proprio stato;
- la prudenza;
- la capacità di essere al tempo stesso leone (forza), volpe (astuzia) e centauro (capacità di usare la forza come gli animali e la ragione come l’uomo).
Capitoli XXIV-XXVI: l’attenzione si sposta verso la situazione dell’Italia a quel tempo correlata sia al problema del rapporto tra virtù e fortuna che alla necessità di un principe italiano attivo nel risolvere la crisi politica della penisola, regalandole così un nuovo volto agli occhi sia dei suoi abitanti che del resto del mondo.

Francesca De Giorgio