domenica 16 dicembre 2007

Progettazione modulare:L'intellettuale tra cultura,società,costume,politica e arte


Età Feudale
L'intellettuale, professionista
per una cultura di ispirazione profana,
per un pubblico laico in lingua volgare
si configura" Mestierante" giullare,
con funzione di mediatore tra
cultura popolare e cultura della chiesa.

Rintraccia , dal confronto
tra diversi modelli letterari ,
sociali, poetici,artistici dei testi analizzati,concettualizzazioni
riportanti il volto di intellettuale
in età feudale.


Dal Blog comecreaturaeternamentediveniente.blogspot.com/
della Prof. M.Allo

6 commenti:

Maria Allo ha detto...

invio url di Dante in inglese:
Dante Alighieri The Web
url:http://www.greatdante.net/

III E ha detto...

Il periodo che va dall’ anno 1000 fino al circa il 1492 è denominato come basso medioevo. Nel campo letterario ci furono numerose innovazioni riguardanti la lingua. Infatti la lingua scritta rimase il latino, invece, la lingua parlata era quasi irriconoscibile a causa dei continui cambiamenti che aveva subito. Questa situazione aveva creato un vero e proprio bilinguismo. Nel latino parlato troviamo molteplici definizioni tra le quali il volgare “lingua degli incolti”. I primi documenti scritti in volgare sono i “giuramenti di Strasburgo”. Invece, il primo documento in volgare italiano fu il “placito Captano” un atto notarile del 960. Nello sviluppo della letteratura “in volgare”, la Francia ebbe un ruolo importante. Nel centro-nord si affermò la lingua d’oil, e nel centro-sud la lingua d’oc. Tra gli intellettuali del periodo troviamo San Francesco d’Assisi che compose in volgare il cantico delle creature, dove ringrazia Dio per la bellezza del creato. Un altro esponente del periodo fu Iacopone da Todi che nel suo “fugio la croce” fa evincere il contrasto tra due voci: una di esse sostiene di vedere la croce invece l ‘altra crede di non poterla mai raggiungere. Dal modello della lirica provenzale, che era nata in Francia, si sviluppa nel sud dell’Italia la scuola siciliana. Le tematiche erano incentrate principalmente sul tema amoroso. Questi temi vengono maggiormente esaltati da una nuova corrente letteraria lo “stil novo”, fra i più importanti esponenti di questa corrente, ricordiamo Guido Guinizelli che nella sua opera “a cor gentil reimpara sempre amore”, troviamo una perfetta simbiosi tra amore e cuore gentile. Un altro esponente fu Guido Cavalcanti il quale scrisse “voi che per gli occhi mi passasse il core”, dove troviamo il tema unico della sua poesia: l’amore che distrugge la vita interiore. Nella seconda metà del 200 si sviluppò la poesia comica che si contrappone ai temi e allo stile dello stil novo: essa predilige un linguaggio basso e temi relativi alla quotidianità. Cecco Angiolieri fu un esponente dello stile comico. Nella sua opera “ tre cose solamente m’enno in grado” espone i tre principali motivi che danno felicità: donne, gioco e grandi bevute.

Valentina Bucalo
Alessandra Cullurà
Soanah Ganci
Elisa Miraglia III E

Leo ha detto...

Nel periodo tardo medievale, come nel precedente, si sviluppa una visione della vita incentrata sulla religione: Dio viene posto al centro di tutto. Proprio per questo motivo i componimenti di questo periodo sono delle laudi, a cui si dedicarono sia San Francesco sia Iacopone da Todi, anche se in modi differenti. San Francesco, infatti, con la sua semplicità di linguaggio mette in rilievo i suoi ideali di povertà e di umiltà. Il suo più famoso componimento “Laudes creaturarum”, meglio conosciuto come Cantico delle creature, è una preghiera di lode a Dio per tutte le meraviglie che ha creato. Questa particolare struttura si nota nella ripetizione, a inizio di ogni strofa, dell’espressione “ Laudato sie, mi’ Signore”, che rappresenta appunto un’anafora tipica dei testi liturgici. Le laudi di Iacopone, destinate al canto al di fuori della messa, evidenziano la cosiddetta “esmesuranza”, che tratta gli stessi temi di San Francesco estremizzando il linguaggio, facendo risaltare ancora di più la critica verso la politica e la denuncia della vanità e della superbia umana.

Con la scuola poetica siciliana, nata con Federico II di Svevia, cambiano completamente i temi trattati, che in questo caso si rivolgono esclusivamente al motivo dell’amore lasciando da parte la politica. Questi stessi temi vengono ancor più esaltati dallo Stilnovismo, una tendenza poetica nata intorno alla metà del 1200, che vede come iniziatore Guido Guinizelli. Quest’ultimo nelle sue “canzoni dottrinali” come quella “Al cor gentil rempaira sempre amore” dichiara che l’amore può unicamente trovarsi in un individuo nobile d’animo e, come dice lui stesso, “di gentil core”. Anche Guido Cavalcanti si occuperà dello Stil Novo utilizzando un registro più tragico, spiegando la devastazione che l’amore provoca nella vita interiore del poeta. Nel sonetto “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core” il poeta fa una similitudine tra l’amore e un dardo, che tramite gli occhi trafigge il cuore. Questo aspetto si nota già nella prima strofa quando lui dice “Voi che per li occhi mi passaste ‘l core e destaste la mente che dormia”.

Nello stesso periodo, in contrapposizione allo Stilnovismo, nasce la poesia comica ispirata ai Fabliaux francesi, in cui è presente un carattere giocoso e talvolta osceno. Con Cecco Angiolieri la poesia comoca giunge al suo apice: lui molto semplicemente e utilizzando un registro medio tratta dei temi come quello del sesso, del gioco, della buona tavola, dei problemi col padre a cui augura solamente la morte.

Leonardo Lizzio classe III E

III E ha detto...

Un periodo di ripresa si apre dopo l’anno Mille, caratterizzato da un incremento demografico, da una ripresa economica, dall’ritorno dell’urbanesimo. La ricerca di nuove terre porta a nuove guerre di conquista, mascherate da motivi religiosi, come la liberazione della Terra Santa dagli infedeli. La chiesa avvicina la nobiltà alle crociate, portando così, nella figura del cavaliere importanti cambiamenti. Da uomo uniformato solamente alla guerra e alla violenza, nasce un eroe all’insegna della fede e dell’amore alla ricerca del perfezionamento interiore. Anche un’altra figura cambia in questo periodo ed è quella della donna, che dall’incarnazione del male e del peccato diventa una figura rispettata, amata, irraggiungibile. Anche la letteratura si ispira e si plasma a questo cambiamento, prima di tutte quella francese applicando questi nuovi temi dividendosi in lingue doc ( al sud della Francia) e d’oil ( al Nord), la prima utilizzando il genere lirico, la seconda il romanzo cavalleresco. Di quest’ultima ci sono giunti poemi epici come la Chanson de geste e la Chanson de Roland dove i protagonisti ovvero i cavalieri combattono per il proprio signore con grande valore, raffigurando anche la forte fede Cristiana del tempo, abbiamo anche la diffusione del romanzo cortese con per esempio “Re Artù e il cavalieri della tavola rotonda”. La lirica Provenzale si diffonde con straordinaria rapidità grazie ai trovatori, ovvero figure che scrivevano sia i testi sia le musiche di ciò che rappresentavano nelle corti. L’argomento principale è quindi l’amore, un amore codificato come una cerimonia feudale, essendo questo il rapporto di subordinazione del cavaliere nei confronti della donna. Presto questo genere si estinse in Provenza a causa del declino politico di questo territorio, ma si era già diffuso in tutta l’Europa, arrivando fino in Sicilia e ispirando la Scuola Poetica Siciliana. Federico II di Svevia aveva portato specie a Palermo, l’amore per l’arte e la cultura che spinse i siciliani a scrivere non per professione come i trovatori, ma per passione e per il piacere delle lettura. Qui l’amore non viene racchiuso nei schemi sociali, ma è la ricerca dei suoi effetti, inoltre i siciliani adottano nuove strutture metriche quali la canzone, la canzonetta e il sonetto, quest’ultimo utilizzato per la prima volta da Iacopo da Lentini, uno dei più importanti esponenti siciliani del genere lirico che esprime l’idea di bellezza femminile che colpisce il cuore del’uomo portando con se gli effetti dell’amore. La lirica arriva pure in Toscana dove i rimatori siculo- toscani, creano la Stilnovo così chiamato da Dante Alighieri, ma fondato da Guido Guinizelli che porta nuove idee, affermando l'affinità elettiva che lega il sentimento d'amore alla nobiltà d'animo, inoltre dipinge la donna come un angelo che avvicina l’uomo a Dio scrisse come manifesto Stilnovista "Al cor gentile rempaira sempre amore" . Questa rappresentazione della donna viene utilizzata anche da Dante nella sua Divina Commedia dove troviamo una Beatrice che vuole portare il Dante protagonista alla salvezza e aiutarlo nel suo difficile cammino già nel secondo Canto dell’Inferno dove Virgilio racconta come lei, lo aveva chiamato in aiuto come sua guida. Un altro esponente siculo- toscano è Guido Cavlacanti che però rappresenta l’amore secondo le idee filosofiche razionalistiche dell’aristotelismo, faccendogli assumere un nuovo volto ovvero quello devastante, che distrugge la parte profonda dell’uomo “Voi che per gli occhi mi passate ‘l core e destate la mente che dormia” attraverso la forte energia che sprigiona la donna. Il cambiamento è quindi protagonista del periodo mutando profondamente, sia le caratteristiche di importanti personaggi della scala sociale, sia la letteratura portandola al’evoluzione di stili e tematiche.
Maria Maccherone classe IIIE

III E ha detto...

Feudalesimo

Il feudalesimo, chiamato così per via dei feudi(lotti di terra) ceduti dall’imperatore a dei signori, che a loro volta li dividevano ai vassalli e così via, vide un periodo di frammentazione a causa di questa suddivisione territoriale. Il feudalesimo aveva una suddivisione gerarchica. Successivamente, quando l’imperatore non riuscì più a controllare e difendere tutto il territorio efficientemente, i signori costruirono dei castelli per l’autoprotezione, da qui si sviluppò il fenomeno dell’incastellamento. Per quanto riguarda la letteratura, in questo periodo si svilupparono diverse lingue parlate, vari tipi di volgare latino, mentre per la lingua scritta rimase il latino, la lingua dei dotti. Con ciò si formò una sorta di bilinguismo, tale situazione fu sancita nel 813 dal concilio di Tours. Intorno al IX secolo si ebbe l’origine delle lingue romanze. I primi testi in volgare sono i Giuramenti di Strasburgo del 842. Mentre può essere considerato il primo documento in volgare italiano il Placito Captano del 960. La Francia svolse un ruolo molto importante, e nel suo interno si distinguono due lingue: quella d’oil e quella d’oc. La prima è caratterizzata dai poemi epici, come le Chansons De Geste, tra cui la più importante è le Chanson De Roland, che narra le avventure dei cavalieri di Carlo Magno, principalmente di Orlando: “…Il conte Orlando è steso sotto un pino: verso la Spagna ha rivolto il suo viso. A rammentare molte cose comincia: tutte le terre che furon sua conquista, la dolce Francia, quelli della sua stirpe,il suo signore, Carlo, che l’ha nutrito: né può frenare il pianto od i sospiri…”. Ma è anche caratterizzato dalla “materia Bretone” , racconti su re Artù e sui cavalieri della tavola rotonda, e si sviluppa nel nord della Francia. Mentre la seconda nasce nel sud ed è caratterizzata maggiormente dalla lirica d’amore, con essa si diede origine ad una nuova figura, quella del trovatore. La prima produzione letteraria in volgare italiano si basa sull’ambito religioso, infatti troviamo tra i più importanti testi le Laude di San Francesco D’Assisi e di Iacopone da Todi. Il Cantico delle Creature,“…laudato sie,mi’ signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole…”; risale circa al 1224, composto dopo una notte di tormenti nella chiesa di S. Damiano. In questo cantico risalta il messaggio solidale verso tutte le creature. Mentre quello di Iacopone è Fugio la croce, “fugio la croce, cà mme devora; la sua calura non pòzzo portare! Non pòzzo portare sì granne calore vhe ietta la croce, fugenno vo Amore; non trovo loco, cà la porto en core; la sua revembranza me fa consumare!”,dove l’autore utilizza la tecnica del contrasto, fa evincere una visione drammatica della divinità, dalla quale coglie il senso dell’inconsistenza. “Frate,co’ fugi la sua delettanza, ch’eo vo chedenno d’aver sua amistanza? Parme che facci gran villananza de gir fugenno lo so dilettare”,inoltre si riscontra un’altra visione del divino, più serena e superficiale,esaltatrice del bene. Al sud dell’Italia, in Sicilia, grazie alla guida di Federico II, vi fu un forte miglioramento in ambito letterario. Infatti sia i notai che i giuristi, oltre a occuparsi dei compiti della cancelleria, si occupavano della poesia. Ma vi furono sostanziali differenze, ad esempio: per i siciliani la poesia era un diletto e non un mestiere vero e proprio; inoltre le loro poesie erano incentrate sull’amore anziché sulla politica. Il tema diventa astratto e non più legato al rapporto feudo-vassallatico. Il tema amoroso si sviluppa nel senso più intellettualistico privilegiando la riflessione sulla sua fenomenologia. Non vi sono più presenti né le allusioni né la retorica. Cambia anche la figura della donna,che viene rappresentata in modo positivo, mentre in precedenza era l’opposto. Questo periodo caratterizzato da innovazioni, per la Sicilia, si concluse con la morte di Federico II.


Pennisi Laura

III E ha detto...

L’INTELLETTUALE NEL PERIODO FEUDALE

Ripresa dal punto di vista economico, incremento demografico e urbano, perfezionamento delle tecniche lavorative, ripresa del commercio e nascita dei comuni; sono questi i fattori che, nel collettivo, prendono il nome di Basso Medioevo.
Ecco la situazione e il periodo in cui si ritroveranno a nascere la letterature europee, anche se a mantenere un ruolo egemone nello sviluppo della letteratura in volgare sarà la Francia.
Al suo interno, intorno al IX-XII, riuscirono a prendere il sopravvento sui testi letterari, due parlate gallo-romanze: la lingua d’oil e la lingua d’oc.
La prima, diffusa soprattutto al centro nord, trattava episodi della cosiddetta “materia bretone”, cioè leggende originarie della Gran Bretagna, che celebravano le gesta di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda; sempre in lingua d’oil troviamo i poemi epici, ovvero le cosiddette Chanson de Geste (canzoni di imprese), tra le quali spicca maggiormente la Chanson de Roland, fondata sulle gesta dei cavalieri di Carlo Magno contro gli Arabi.
La seconda, invece, sviluppatasi nel sud di Francia e in Provenza verso l’XI secolo, propone essenzialmente una nuova figura di poeta: il trovatore (proveniente da un ambiente colto), il quale si cimenta sia nella scrittura dei testi che nelle musiche delle poesie (interpretate poi dai giullari).
I componimenti dei trovatori appartengono, infatti, alla poesia lirica, genere molto raffinato, che affronta principalmente il tema dell’amore; la fin’amor, ovvero il perfetto amore, è il punto cardine della storia, cui si intrecciano spesso altre vicende e percorsi, che vedono come meta irraggiungibile la donna: ella, infatti, acquista una nuova personalità, non essendo vista più come un “essere inferiore”. L’uomo diventa pertanto un “vassallo” che si sottomette alla donna amata, servendola, onorandola e sacrificandosi talvolta per lei.
In particolare la letteratura in lingua d’oc, avrà una forte influenza sulla poesia lirica italiana; in lingua d’oc scrivono infatti alcuni trovatori italiani e alcuni temi di questa letteratura verranno trasmessi anche alla scuola poetica siciliana e stilnovistica.
Ma quando si può iniziare a parlare veramente di letteratura italiana? Certamente la questione a riguardo è abbastanza complessa e non si può pretendere di dare una risposta esauriente in poche righe; possiamo però certamente affermare la presenza, in Italia, di una letteratura in grado di produrre testi significativi e profondi, con la nascita del volgare italiano, lingua letteraria nata intorno al XII secolo.
Fondatore di questo stile e dei primi documenti in volgare italiano è, senza dubbio, San Francesco d’Assisi, che con le sue Laudes creaturarum, non espone più la letteratura ad un pessimismo apocalittico, ma la rende invece un punto di contatto tra uomo e Dio.
Egli innalza infatti un inno di lode al Signore per la bellezza del creato, invitando tutti gli uomini (rivolgendosi loro come fossero fratelli e sorelle), a godere di questo immenso tesoro, quale la Terra, ma al tempo stesso di rispettarla ringraziare Dio per averla creata.
Nello stesso periodo (prima metà del duecento), emerge anche un’altra importante figura, quale quella di Jacopone da Todi, poeta italiano che trasforma la lauda lirica o narrativa in lauda drammatica, disprezzando così i costumi della società del suo tempo, caduta nella vanità e in una accentuata superbia.
Con il passare dei secoli e l’avvento del periodo tardo medievale, si affermerà invece in Italia, una nuova tendenza poetica che prenderà il nome di Stil novo, il quale sposterà i riflettori dall’ambiente curtense ai comuni, e dove si presterà maggiore attenzione ai sentimenti.
Iniziatore del nuovo stile sarà Guido Guinizelli, che nella celebre canzone Al cor gentile reimpara sempre amore, definirà quelli che saranno i canoni di una nuova scuola e il concetto della nobiltà come dote spirituale, in rapporto con gentilezza d’animo e capacità di amare, anziché come dono ereditario.
Farà lui seguito Guido Cavalcanti, poeta che “segnerà” le sue opere, non con uno stile personale, bensì rifacendosi alla filosofia averroistica (basata sulla suddivisione in un individuo, in anima razionale e anima sensitiva). In una delle sue opere, Voi che per li occhi mi passaste ‘l core, troviamo infatti una forma di teatralizzazione e personificazione dell’anima razionale e del cuore cosicché l’uno constati la morte dell’altro.
Nonostante l’importanza e l’impronta lasciata da questi poeti, solo verso gli inizi del trecento ci troveremo di fronte al cosiddetto “poeta impegnato”, che intraprendendo un viaggio per redimere l’intera umanità caduta nel peccato, riuscirà a spiegare, attraverso la poesia, il presente, quindi la sua epoca, in maniera razionale: questo “grande” della letteratura italiana si chiamerà Dante Alighieri.
Francesca De Giorgio